In cerca – Geoff Dyer (Ed.Instar Libri, 1996)
Un investigatore privato. Una femme fatal. Un uomo scomparso. Gente che trama nell’ombra.
Sembrano gli elementi tipici di un banalissimo noir, e invece Geoff Dyer decide di stravolgere il genere per creare un’avvincente trama dalle tinte surreali, che immergono sempre più il lettore in quello che si potrebbe definire un “dipinto narrato”. Affascinato dalle atmosfere di De Chirico e dei presurrealisti, lo scrittore inglese compone un’opera difficilmente inscatolabile in un genere ben preciso, poiché partendo dal noir va a sfociare lentamente nell’assurdo e nel metafisico, un irreale che al protagonista non meraviglia più di tanto, come se sapesse che dietro a tutta la vicenda c’é un supremo orchestrante dai connotati ultraterreni, lasciandosi quindi andare più all’istinto che alla logica deduttiva tipica del detective. Il libro mescola azione, avventura, fantastico, in una salubre miscela che dalla prima all’ultima pagina ti cattura, inserendoti in paesaggi immaginari e luoghi puramente inventati (la città di “Imbria” sembra richiamare la regione italiana Umbria, ad esempio), con capitoli brevi alterna un ritmo narrativo sempre più veloce, che accelera fino all’inaspettata conclusione finale, che ti lascia un sapore strano in bocca, come se volesse rivelare dell’altro.
Lo scrittore Geoff Dyer non è nuovo nel panorama letterario inglese: ha già pubblicato “Natura morta con custodia di sax” (opera nella quale spicca già il suo tentativo di “narrare dipinti”), vincendo il premio “Somerset Maugham” in Inghilterra.
La grafica ben curata dai tipi della Instar ci immerge con maggior facilità nella scrittura a tratti visionaria dell’autore, il quale a sua volta ci rimanda a immagini ben precise. Un gioco di colori e parole, insomma, iniettato nell’organismo noir, il quale sembra accettare di buon grado lo sperimentalismo, senza rigetti da forzature.