Un sogno dentro un sogno - aa.vv (Ed. I Sognatori)
E’ strano. Quando hai a che fare con le antologie ( in specie quelle variegate d’autori) imposti sempre un approccio diverso alla lettura. Nel caso di “Un sogno dentro un sogno” ci troviamo di fronte a una caccia al tesoro, un viaggio in cerca di qualcosa, che nel mio caso ottiene riscontro col settimo racconto, ma che non manca di sorprendermi con le altre opere.
La prima antologia dei Sognatori sembra darti uno spaccato di universi paralleli in rotta di collissione fra loro, atti a fermentare un’amalgama osmotica di umori, sapori e vicissitudini, senza mancare di citazionismo.
Cominciamo dalla cosa più immediata del libricino: la copertina. E’ certamente un salto di qualità rispetto alla vecchia cartonata che avevano usato in passato con i primi esperimenti editoriali. Liscia, opaca, e con uno splendido disegno che richiama un Goya surrealista, infantile al punto giusto. Ma entriamo nel libro.
1°racconto: La stanza dei sogni. Decisamente un bel racconto, che rielabora l’idea della Ghost Story adattandola in un contesto letterario fantastico nostrano (che farà capolino in moltissimi altri racconti, assieme al noir), di certo è un desiderio che stuzzica un po’ tutti, quello di avere un mondo tutto per sé, non trovate?
2°racconto: L’uomo cane. Il titolo mi riporta alla mente quel racconto di Bulgakov, e leggendolo noto diverse affinità. Bella l’idea di parlare finalmente del fascismo esoterico, poiché dell’eugenetica nazista non se ne poteva più. Interessante il finale, con gli approfondimenti, e nel complesso una favola scritta come una poesia.
3°racconto: Lux in tenebris. Bello l’inizio, accattivante lo svoglimento, deludente il finale: mi sarei aspettato qualcosa di meno banale, viste le basi da incubo che l’autore ha voluto darvi.
4°racconto: In un petalo l’incanto. Deliziose le scampagnate dentro il dipinto, ma nel complesso non mi ha convinto affatto. Forse perché non ho le basi cinematografiche (o letterarie) per poterlo criticare a pieno, ma non è riuscito a catturarmi. Probabilmente una mia mancanza, non so.
5°racconto: Agnus Dei. Anche questo racconto non l’ho gradito molto, malgrado abbia uno stile accattivante e ricercato, non lo considero fra le mie corde, e purtroppo devo ammettere che mi ha annoiato, forse per i temi trattati che ho sentito centinaia di volte.
6°racconto: I cacciatori di mostri. Qui l’antologia sembra riprendersi: una freschezza e un’originalità che mi hanno attirato fino all’ultima parola. I nomi buffi dati ai personaggi ricordano le novelle di Rodari, e lo stile un poco i racconti di King sulla gioventù.
7°racconto: Con gli occhi del colore delle viole. Non me ne vogliano gli altri autori, ma questo è il mio racconto preferito. Ho sentito persino l’aroma del caffè di Matta! Mai avuta un’esperienza così inebriante con un racconto di un esordiente. Bello il finale, imprevedibile.
8°racconto: Sognando. Discreto. Né brutto né bello, ti cattura e poi non ti cattura. L’idea alla base è buona ed è stata sviluppata bene, ma…non so. Giudicate voi.
9°racconto: La signora. Il racconto più breve, così come può essere breve la vita di un uomo o il battito delle ali di una farfalla. Non male, davvero.
10°racconto: L’altro volto della luna. L’incarnazione del desiderio comune che si respira nell’Inconscio Collettivo di ciascun sognatore. E poi quando mi nomini Ermete Trismegisto vado in brodo di giuggiole. Comicità da Benni e immaginazione da Tim Burton. Bravo!
L’editore Aldo Moscatelli e la sua scelta di inserire determinati esordienti sembra risultare una carta vincente, dove a venire premiata è la narrativa fantastica, che fa dell’onirico lo strumento, o il ponte per raggiungere l’impossibile, l’Iper-uranio in movimento oltre il velo della realtà.


